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giovedì 3 ottobre 2013

10 TOTALLY UNDERRATED TRACKS YOU MUST HEAR BEFORE YOU DIE

10. Telefon Tel Aviv - "Helen of Troy", from Immolate Yourself (2009) 



Un feel vagamente 80s. Un synth pop ruffiano e appicicoso che manda in rotta di collisione A-Ha & M83 dopo un acido rally in un bosco sintetico.



09.  Tom Waits - "Big in Japan", from Mule Variations (1999) 



Un blues delirante, condito dalla sua voce gracchiante spinta a calci in un megafono. Le percussioni gutturali ed un beat a mitraglia fanno il resto.


08. The Notwist - "This Room" [Four Tet & Manitoba Remix], from Pick Up The Phone EP (2002)
                
                                       


Caribou era Manitoba. Four Tet era già Four Tet. La classe invece l'hanno entrambi da sempre: questa vecchia collaborazione è una pietra preziosa.



07.  Greyboy - "Got to be a Love" ft Quantic & Sharon Jones, from Soul Mosaic (2004)


Il chitarrone alla James Brown fa un carpiato sulla potentissima ugola di Sharon Jones. Gli scratch di Quantic stendono un perfetto velo sul quale Greyboy compone un'impazzita ragnatela jazzy. Fenomeni.



06. This Will Destroy You - "Threads", from This Will Destroy You (2008)


Un crescendo di emozioni che raramente si incontra. L'arcobaleno di suoni eternamente atteso durante una pioggia liberatoria. Il suono del respiro.



05. Com Truise - "Innerfacer", from Cyanide Sisters (2011)  

Salite sulla navicella, parte un tour interplanetario. Lo scafandro vi servirà, ma portate i roller: si va a pattinare sugli anelli di Saturno.



04. The Mighty Mocambos - "Battle" ft Afrika Bambaataa, Charlie Funk & King Kamonzi, from The Future is Here (2011)


Duro e puro. Le guest di assoluto valore aggiungono a questo scatenato inferno funk una luce oldschool che vi lascerà di stucco (ma riuscirete comunque a muovere il collo fino a staccarvelo)



03. Arandel - "In D#1", from In D (2010)


Vi siete mai chiesti, fondendo nella vostra mente architettura e musica, che suoni si potranno mai ascoltare in una solenne cattedrale del futuro ?



02. Electric President - "Insomnia", from Electric President (2006)

                                          

Una giornataccia, di quelle che non vedi l'ora finiscano. Semmai ne avrete una nelle prossime settimane, prima di dormire ascoltate questa. Il titolo? Pura ironia. 



01. The Black Seeds - "The Answer", from Into the Dojo (2006)


Arrivasse la pace totale sul pianeta, questa dovrebbe essere la prima canzone ad essere suonata in mondovisione. Love is the answer.









giovedì 26 settembre 2013

LAB PICKS - CONSIGLI PER GLI ASCOLTI

Oggi dedichiamo un po' di spazio a quelli che sono i nostri suggerimenti. Preparate il carrellino perchè in questo appuntamento parleremo di due interessantissime uscite: una freschissima novità ed un bel classicone riesumato dai sepolcri dell'underground.



ARCHIE PELAGO - Hall of Human Origins (2013, Styles Upon Styles)





Qualche mese fa, girovagando tra le pagine di un noto negozio di dischi online ed attratto dalla fantasiosa copertina, ascoltai per la prima volta la preview del precedente EP degli Archie Pelago, "Sly Gazabo":  mi ha aperto un mondo. La perfetta collisione tra elettronica e strumenti 'reali' era assolutamente perfetta. A distanza di mesi non saprei come chiamare quella miscela, ma ero davanti ad  un particolare ibrido di house dubbeggiante ed influenze jazz. Una specie di elettronica barocca, per essere fantasiosi. 

Il trio in questione, proveniente da Brooklyn, è composto da Hirshi, Cosmo D e Kroba. Insieme si divertono e suonano un'infinità di strumenti: fiati, piano ed archi fusi con drum lines che sembrano uscire direttamente dalle mani di una tribù del centro america,  dando vita ad un genere davvero singolare. 


"Hall of Human Origins", EP partorito sulla Newyorkese Styles Upon Styles, è composto da cinque tracks che fanno volare la mente ed il corpo verso ambienti lontani, perfette per quel pubblico che ama muovere il sedere a ritmo di un'elettronica scaltra ed intelligente.

L'opening "Chronomancer" mette subito le cose in chiaro: una calda sezione ritmica introdotta da dolci fiati fa da apripista per le altre 4 perle, su tutte la title track, posta in chiusura come degna conclusione di un disco da gustare tutto d'un fiato.


Ascoltatelo qui





LORDS OF THE UNDERGROUND - Keepers of the Funk (1994, Pendulum Records)


Vent'anni fa sulla East Coast si faceva sul serio, e questo lo sappiamo tutti. L'hip hop VERO la faceva da padrone e gente come De La Soul e A Tribe Called Quest spingevano beats aggressivi e 'cicciotti' giunti ad intricate metafore in giro per il paese, scoperchiando il genere e dandogli nuova vita. Imparata questa lezione e soprattutto quella dei pionieri dei decenni precedenti, da Afrika Bambaataa alla Sugarhill Gang passando per Grandmaster Flash, il trio dei Lords of the Underground rilascia il secondo album, un inno al funk.


Il gruppo si scioglierà l'anno dopo, dunque questo rimane l'atto conclusivo di una brevissima carriera, 'arricchita' da una reunion partita nel 1999 e da altri due dischi che però poco e niente aggiungeranno al valore artistico della band (anche per il contesto storico in cui sono arrivati).



Trainato dal gran successo del singolo "Tic Toc", l'album raggiunge la posizione 57 all'interno della Billboard top 100, in quegli anni dominata dagli ultimi respiri del grunge e dall'esplosione del punkrock californiano. 



La mia preferita è senz'altro "Neva Faded" che, abbracciata dal bellissimo sample di "Funky Drummer" di James Brown, contiene tutti gli elementi classici della east coast, elementi che ti investono durante l'intro del disco e che ti trascinano per chilometri su un'autostrada anni '90 a bordo di una Cadillac. 



Indossate la canotta di Scottie Pippen e via col play : ecco l'intero album





Per questa settimana quindi, due gruppi provenienti dalla stessa zona. Due generi diametralmente opposti e due contesti storici che più diversi non si può. 



Buon ascolto ;)


   

lunedì 16 settembre 2013

Frisella Weekly #0 - Funky Assexment

Buongiorno Lab :)


Oggi partiamo ufficialmente con delle nuove rubriche, che spero riusciranno a diventare parte integrante delle vostre giornate intrise di musica. Il Frisella Weekly sarà un appuntamento, ovviamente settimanale, con le buone vibrazioni. Mixetti particolari e ricercati che andranno ad allietare le vostre Domeniche.

Questo episodio pilota, un'introduzione a quello che vi aspetterà, lo pubblichiamo di Lunedì, quasi a sottoscrivere il nuovo inizio. Max Frisella, alter ego di Thomas Edison (risorto), apre la dj bag e vi offre le sue buone vibes in free download.


CAPITOLO #0 : FUNKY ASSEXMENT  -  Le nuove frontiere del funky attraversano la strada al dub stiloso dei francesi Dynamics, il tutto contaminato da un'attitudine che più 70s non si può, sprazzi di hip hop ed elementi revival che ricordano la golden age della disco music. Che bel calderone !


TRACKLIST:

The Dynamics - Music
Escort - Cocaine Blues
Mad Dog Fire Department - Cosmic Funk (Mop Mop edit)
Uptown Funk Empire - Boogie
Chris Joss - I Want Freedom
J-Boogie's Dubtronic Science - Inferno feat. Lunar Heights
Smoove & Turrell - You Don't Know (Kraak & Smaak Remix)


Siamo solo all'inizio: lasciate da parte il settimanale di scienza, il Frisella Weekly vi aprirà un mondo.








Buon ascolto ;)

venerdì 26 luglio 2013

TWO.


Tante, troppe volte mi sono messo davanti ad un foglio bianco con l'intento di buttar giù una specie di “manuale dell'ascolto moderno”. Fallendo miseramente.
Oggi scrivo per un motivo (per me) ben più speciale: una piccola community underground che ho messo su assieme al mio migliore amico un paio d'estati fa, compie gli anni.

Due candeline appunto. Dico piccola perchè i membri sono, ad oggi, 2276 e, trattandosi di una pagina sul social che ha cambiato le nostre vite, sembrano noccioline; poi però ripenso ai contenuti, alla provenienza dei likes e a quel "Don't drink from the mainstream" divenuto ormai nostro marchio di fabbica e..beh, di colpo mi sembra un gran bel numero. Tanti auguri a Step Lab, dunque!
Ricordo nitidamente la serata in cui decidemmo di partire: una birretta e una scalinata. Zero pretese, vista la nutrita presenza di webzines e blog di settore, di cui molti assolutamente competenti. Diffondere buona musica nel modo giusto cercando di abbattere la famigerata barriera 'staff ↔ lettore/ascoltatore': questo ci interessava. Dare un'identità precisa a ciò che sarebbe poi diventato il Lab_. 


La maggior parte delle pagine/blog posta a ruota senza creare interazione. Vedi pages con 20,30,100 mila likes e zero partecipazione, un clima distaccato della serie: "ok, figo questo pezzo, ora scarico l'album o il pezzo e li metto sulla mia bacheca senza dare minimo credito alla fonte". Al massimo un thumb up, un "top", un "pezzone" o un "super". A me invece premeva dare vita ad un filo diretto, creando un clima accogliente. 
Se guardo indietro, mi rendo conto di aver costruito qualcosa di utile per amici e persone che vivono la musica nel mio stesso modo. Sembra poco, ma non lo è affatto.
Quello che ho sempre adorato è parlare di musica con gente che la respira, condividere le mie idee e sapere che anche gli altri provano la stessa sensazione quando ascoltano qualcosa che gli fa saltare il culo: che sia il nuovo di Flying Lotus, un bootleg dei Clash o un datato vinile della Motown.
Marvin Gaye -  "I Heard It Through The Grapevine", 1968
La mia vita, dal momento stesso in cui ho acceso il primo walkman, si è evoluta di pari passo alla musica transitata nelle mie orecchie. Poi alcuni stadi comuni: le prime jam coi baffetti adolescenziali che sembravano disegnati, i concerti furtivi dove neanche sapevi se ti avrebbero fatto entrare, il punkrock che ti abbraccia stretto assieme al primo scooter e le prime forme di petting con l'elettronica. Quella vera.
Giorni fa, all'interno di un'intervista ai Daft Punk ho letto una frase dove uno dei due 'caschi' paragonava l'elettronica moderna ad un energy drink: 

“Aggressiva, iperstimolante. Ma alla fine smuove poco o niente a livello emotivo. Cerca in ogni modo di farti sentire vivo ma non è profonda. C'è la stessa differenza che corre tra erotismo e pornografia.” 

Questo più o meno il concetto. Nulla di errato, no? Lasciate perdere per un attimo il loro ultimo album e il (a tratti misero) tentativo di esprimere lo stesso pensiero su disco. Quella frase dice il vero, e vista la condizione della musica attuale, mi ci interessava creare un qualcosa che trasmettesse roba che fa pensare, riflettere, che emoziona e che spinge al confronto.
L'anno scorso, di questi tempi, al nostro primo showcase, un vero e proprio esperimento, presenziarono più di 350 persone da diverse regioni: lì mi accorsi che la nostra creazione funzionava, che stavamo lavorando bene. Tutto ciò ci ha dato la spinta per continuare a costruire la community, un mattoncino alla volta.
Non so esattamente cosa cazzo sto scrivendo, sono solo estremamente felice che Step Lab_ sia diventato un qualcosa di concreto, questo è quanto!
Due anni è esattamente l'arco di tempo che io e il mio socio ci prefiggemmo quella sera, Ora abbiamo un seguito, gente che si interessa a quello che spingiamo.
I numeri non mi interessano, la passione va decisamente oltre! Abbiamo in mente parecchie cose che spero il tempo e il lavoro ci permettano di realizzare. Non vi anticipo troppo perchè so che le sorprese vi gasano.


GRAZIE ai miei collaboratori, a chi c'è da quel 26 Luglio 2011 e anche a chi sul vagone Lab_ c'è saltato quando era già in corsa.

VIBES ARE MEDICINES, sempre.


Stivv